Una domenica al Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande di Milano

Libri Navigli Mercatone

Trascorrere una domenica al Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande di Milano è una delle esperienze che certamente rientra nella to-do-list mensile del classico milanese. Un vero e proprio appuntamento (da segnare in agenda, l’ultima domenica di ogni mese!) con l’antiquariato, il modernariato e il vintage sulle sponde dei celebri Navigli di Milano. Da Viale Gorizia al ponte di Via Valenza, circa 400 venditori espongono i loro prodotti: quadri, libri, porcellane, mobili, vinili e altri curiosi oggetti.

Naviglio Grande, Milano

La domenica al Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande di Milano, l’atmosfera è energica, cosmopolita, suggestiva, si respira un’aria frizzante, il ritmo è però lento e quasi nostalgico.

I riflessi sul Naviglio, le case di ringhiera, gli atelier d’arte, i numerosi ristoranti, le basiliche di Sant’Eustorgio e di San Lorenzo, permettono ai Navigli (Naviglio Grande e Pavese) di essere uno dei quartieri più pittoreschi e amati dai milanesi. Anche i turisti sono letteralmente impazziti per questa zona; con le loro macchine fotografiche si aggirano alla ricerca dello scorcio più caratteristico da poter rivedere nel loro paese di origine.

Oltre all’interesse verso il Mercatone dell’Antiquariato del Naviglio Grande e delle numerose attività di svago dei dintorni, i Navigli rispecchiano la loro fama anche grazie all’importanza che hanno avuto per la città di Milano nei secoli passati. Un sistema di navigazione che permise al centro abitato meneghino di svilupparsi e diventare, con il tempo, il capoluogo moderno e dinamico che tutt’ora conosciamo.

  • Il Naviglio Grande di Milano nel passato;
  • Il Naviglio Pavese di Milano nel passato;
  • I Navigli oggi;
    • Una domenica al Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande di Milano;

Il Naviglio Grande di Milano nel passato

Per poter comprendere al meglio il condizionamento dei Navigli sulla città di Milano e sullo stile di vita dei milanesi, è opportuno comprendere il passato e il motivo per il quale il paese, ai tempi, sia dovuto ricorrere ad un sistema di canalizzazione artificiale.

Si pensa che il Naviglio Grande abbia avuto origine, nel periodo più buio della storia, proprio con una funzione di difesa (dalle terre pavesi di Barbarossa); solo in secondo luogo come mezzo di approvvigionamento idrico e con funzione di trasporto in seguito. Si costruì dunque, un canale (ora Naviglio Grande), terminato nel 1257, che dal Fiume Ticino (a ovest di Milano) arrivava direttamente in prossimità del centro abitato, nei pressi del fossato medievale “così profondo che sembrava quasi un orribile precipizio” che circondava la città.

Solo dal 1272 il canale fu reso navigabile, divenendo dal punto di vista commerciale, una risorsa rivoluzionaria per l’economia della zona. Lo scambio di prodotti da Milano verso i territori del nord, passando dal Lago Maggiore e viceversa si intensificò: sale, grano, vino, tessuti, stoviglie, sabbia, ghiaia, marmi, graniti, castagne, pesce e bestiame erano alcune delle merci caricate su capienti barconi.

La vera e propria consacrazione della navigabilità del Naviglio avvenne in seguito alla decisione di Gian Galeazzo Visconti (dal 1385 Signore di Milano) di dare una nuova immagine al Duomo. Quest’ultimo, su esempio delle grandi chiese di Chartres e di Notre Dame, avrebbe dovuto testimoniare, non solo la grandiosità della città di Milano, ma celebrare anche la potente autorità della famiglia. Dopo un lungo tragitto, dalle cave di Candoglia, i marmi bianco – rosati arrivavano sul Naviglio, fino al Laghetto di Sant’Eustorgio, per essere poi trasportati il più vicino possibile alla reverenda Fabbrica del Duomo via terra.

All’inizio del Quattrocento, per ovviare al problema del trasporto di prezioso ma pesante materiale per le vie della città, si realizzarono una serie di canali interni, come il Naviglio Vallone, la Cerchia dei Navigli (il fossato difensivo adiacente alle mura medievali divenuto navigabile nella parte sud tra il 1387 e il 1496) e il Laghetto di Santo Stefano (un piccolo bacino nei pressi del Duomo). I dislivelli di circa tre metri tra i diversi canali però non consentivano un’adeguata percorribilità. Si progettarono così dei sistemi di conche, affinché le barche potessero continuare il loro percorso senza ostacoli.

Il sistema di navigazione del Naviglio Grande, affascinò Leonardo da Vinci, che trovandosi presso gli Sforza dal 1482 al 1499 e dei francesi poi, portò notevoli miglioramenti. Non solo migliorie delle conche, del sistema di irrigazione derivato dal corso d’acqua, ma anche progetti di macchinari per l’industria (soprattutto tessile) che avrebbero sfruttato il moto dell’acqua.

[…] Nel descrivere Milano nel 1480, il fiorentino Ridolfi metteva in luce l’operosità della città “molto ben artigianata… da ogni arte”, colma di ruote usate per “follare i tessuti, preparare la carta, segare il legname, battere i metalli, macinare il grano”, presenti soprattutto nella zona meridionale della città, e in particolare intorno a Porta Ticinese. […] E. Malara, Il Naviglio di Milano, Hoepli, 2009.

Tra il Cinquecento e Seicento gli interventi di rifacimento e modernizzazione non mancarono: dal 1645 si mise a punto un servizio di barca – corriera, chiamata “Barchett de Boffalora” (con tanto di fermate) da Tornavento fino alla Darsena. Le barche e le corse aumentarono, anche se, visto il traffico che si era creato, spesso gli orari erano vaghi e poco precisi. Il tragitto, nonostante gli inconvenienti temporali, era però una vera e propria avventura: riffe, giochi, cantastorie e balli animavano il lungo percorso. Un giornalista nel 1906, in occasione dell’Esposizione Internazionale di Milano, documentò l’atmosfera presente sul Barchetto:

[…] Una bruna giovinetta ancora sonnacchiosa appoggia la testa sull’orlo del barchetto, e riprende il sonno e il sogno interrotto; …due uomini si mettono in un angolo, e cavano il mazzo di carte, per abbreviare la noia delle prime ore con una partita a scopa. Una bella ragazza e un robusto giovanotto, certo due fidanzati, o due sposi in viaggio di nozze, si siedono vicini, da toccarsi col gomito e non si lamentano della strettezza dello spazio. […]

Un’immagine impressionista, un’atmosfera decisamente da Belle Époque: bagnanti, lavandaie (non a caso esiste il Vicolo dei Lavandai), artisti, pescatori, operai sembravano essere usciti dai dipinti di Manet, Monet, di Caillebotte o perchè no, dai personaggi di Bagnanti ad Asnières o da Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte di Georges Seurat.

Barchett de Boffalora, 1886, Fonte Wikipedia

Edouard Manet, Argenteuil, 1874

Claude Monet, Lungo la Senna. Il battello studio di Claude Monet, olio su tela, 1874

Emilio Gola, Lavandaie sul Naviglio, 1894/1899

Il servizio passeggeri però durò poco: il nuovo sistema tranviario più veloce si stava sviluppando e il via vai di cavalli legati alle barche (per incrementare la velocità) sulle sponde del Naviglio poteva arrecare danno alle opere pubbliche e private nei pressi del canale.

L’atmosfera canzonata, in seguito ai tempi bui dei conflitti mondiali, rimase fino alla fine degli anni Cinquanta, quando in occasione del Carnevale Ambrosiano, le sponde del Naviglio Grande diventavano luogo di giostre ed intrattenimenti di ogni tipo. La cosiddetta Fiera di Porta Genova, ancora nella memoria dei milanesi, portava con sé dolciumi, ottovolanti, teatrini, spensieratezza e divertimento. Nella pagina Milano sparita e da ricordare, sono visibili alcune fotografie d’epoca.

Giostre zona Navigli – Porta Genova, Fonte Milano sparita e da ricordare

Il costo delle merci trasportate sul Naviglio divenne talmente alto e dispendioso, che alla data del 31 marzo 1979, si ha il ricordo dell’ultimo barcone che da Castelletto di Cuggiono scaricò il conclusivo carico sulle sponde dell’attuale Darsena.

A rendere ancora più popolare la zona furono le diverse società di remo, canottaggio e nuoto che si stanziarono in città. La società Canottieri Olona, la Canottieri Milano e la Rari Nantes, resero la città Milano dal punto di vista sportivo altamente competitiva.

Tra il 1929 e il 1930, invece la Cerchia dei Navigli, in seguito all’emanazione del Piano Regolatore Beruto venne completamente interrata.

Il Naviglio Pavese di Milano nel passato

In una strada perpendicolare a Via Gorizia, si staglia l’alzaia del Naviglio Pavese. Quest’ultimo, simile al Naviglio Grande, è un canale artificiale che scorre da Milano a Pavia. Meno antico del Naviglio Grande, scavato infatti solo dal 1812, il Naviglio Pavese aveva principalmente una funzione legata all’irrigazione e al trasporto da e verso il mare. Dalla Darsena, passando per Binasco e per Pavia, sfocia anch’esso, più a sud, nel Ticino.

Con i suoi 33 km di lunghezza e i 56 metri di dislivello, il Naviglio Pavese rispecchiò per l’epoca un vero e proprio rompicapo ingegneristico. Su modello del Naviglio Grande, venne progettato un sistema di ben 12 conche per permettere una navigazione efficiente e sicura.

La prima origine del Naviglio Pavese si ebbe dal 1359, quando Galeazzo II Visconti fece costruire un canale tra Milano e Pavia, purtroppo mai avvenuto se non nella tratta Pavia – Binasco (il Navigliaccio) per le notevoli problematiche di dislivello.

Dal 1470, dunque, l’unico accesso al Po e al mare si aveva grazie al Naviglio di Bereguardo, voluto da Francesco I Sforza. Il canale che si staccava dal Naviglio Grande all’altezza di Castelletto di Abbiategrasso era la soluzione più breve per raggiungere il Ticino e con esso il Po e il mare.

Dall’altra parte i lavori per il Naviglio Pavese, in seguito allo studio di conche per poter avvicinarsi a Milano, stavano proseguendo: prima con Francesco Sforza, poi con il Conte di Fuentes, in parte con Maria Teresa d’Austria e Napoleone, il progetto riuscì a trovare la sua fine nel 1819. In questa data l’intricato Naviglio di Bereguardo smise di avere il ruolo di collegamento tra Milano e il mare, lasciando il primato al Naviglio Pavese.

Adibito al trasporto merci e al servizio barca – corriera, il Naviglio Pavese fu utilizzato fino al 1965, quando venne declassato a semplice canale agricolo destinato agli umidi territori pavesi.

I Navigli oggi

Attualmente il quartiere dei Navigli di Milano è uno dei più pittoreschi della città, grazie anche alla riqualificazione della Darsena avvenuta nel 2015. Accanto a bar, ristoranti, negozi vintage, convivono angoli caratteristici, chiese silenziose, quasi a ricordare i canali del passato. Una zona di Milano diventata celebre anche grazie alle parole di Alda Merini, la poetessa dei Navigli (tanto da dedicarle un ponte sul Naviglio Grande).

Diverse sono le strutture si intrattenimento e di svago che negli ultimi anni hanno popolato la zona: dal MUDEC (Museo dell’Arte e della Cultura), all’Armani Silos, alle diverse università di design che hanno scelto il quartiere per la loro sede milanese. Oltre a queste, anche le gite in battello, quasi come il Barchett de Boffalora, sono consigliate, magari in una giornata primaverile, per apprezzare con tranquillità il paesaggio circostante. Sulla pagina web dell’Associazione del Naviglio Grande, è possibile inoltre restare informati sugli eventi della zona: Arte sul Naviglio Grande, Fiori e Sapori sul Naviglio Grande e il Mercatone dell’Antiquariato sono solo alcune delle iniziative culturali predisposte a valorizzare il Naviglio Grande e le aree adiacenti.

Ogni giorno il quartiere è comunque popolato da mercatini di ogni tipo: il Mercato di Viale Papiniano, la fiera di Sinigaglia, il mercato agricolo e tanti altri.

Spremute

Panetteria Il Pane della Ripa
Panetteria Il Pane della Ripa

Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande

Una domenica al Mercato dell’Antiquariato sul Naviglio Grande di Milano

Tra i mercati più gettonati della zona di Porta Genova, Navigli e Porta Ticinese il Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande riveste un ruolo predominante. Organizzato ogni ultima domenica del mese dall’Associazione del Naviglio Grande, il Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande di Milano è un mix di antiquariato, modernariato e vintage.

Espositori originari da varie regioni italiane mettono in mostra i loro prodotti: vinili, libri, riviste, fumetti, vasi, bicchieri, monete, giocattoli, scatole di latta, passamanerie, bottoni, abiti vintage.

Colori, sfumature linguistiche, profumi provenienti da ristoranti e panetterie sono alcuni dei particolari che è possibile cogliere in una lunga camminata tra le bancarelle del Naviglio Grande. La gente di Milano e non si ritrova per scovare oggetti curiosi e antichi, magari da abbinare ad un mobilio contemporaneo o anche accessori di nicchia per rendere un look più ricercato.

Il Mercatone del Naviglio Grande è anche un luogo di ricerca, di ispirazione per creare dal passato (magari da una illustrazione di un libro degli anni Sessanta o dai floreali decori di un set di porcellane) qualcosa di nuovo e di innovativo.

Per chi è alla ricerca di abbigliamento vintage purtroppo non verrà del tutto soddisfatto. Le bancarelle di abbigliamento, forse, sono la minoranza, ma in alcune è possibile scovare alcuni capi vintage di case di moda italiane, come la tunica dalla stampa color del mare, che immediatamente saltava all’occhio di Emilio Pucci. Tra le vie dei Navigli si possono invece incontrare negozi di vintage con selezioni accurate (Cavalli e Nastri, Pourquoi Moi Vintage e tanti altri).

Se invece siete degli appassionati di merceria (come me!), è presente un bancone che vende bottoni dai più disparati colori. Si possono scegliere personalmente e inserire, al momento in un piccolo sacchetto, creando una propria selezione di bottoni. Ma non solo stoffe e passamanerie, si trovano anche fermagli per capelli ancora conservati nelle loro confezioni originarie (a volta è possibile notare anche il prezzo in Lire).

All’interno del Vicolo dei Lavandai, è possibile rintracciare nelle case di ringhiera e nel piccoli cortili di città, atmosfere dei Navigli che furono. Piccoli atelier d’artisti, che con il loro sguardo sensibile sono ritornati a guardare con interesse i Navigli, occupano i locali probabilmente una volta destinati a botteghe artigianali o a dispensa per le derrate alimentari e il deposito di merci (chiamate sciostre). La quiete, la tranquillità da vita bucolica in questa via sono le protagoniste.

Vista del Naviglio Grande
Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande

Tunica Emilio Pucci

Bancarella dei bottoni

Fotografie di Milano in Vicolo dei Lavandai (si riconoscono i Beatles nel 1965 sulla terrazza di fronte al Duomo)

Trascorrere una domenica al Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande di Milano, è sia un modo per osservare i curiosi oggetti esposti, ma anche un’occasione per percepire l’atmosfera dei Navigli.

Eventi come il Mercatone dell’Antiquariato servono a mantenere vivo il ricordo dei Navigli, corsi d’acqua che oltre a riflettere gli edifici circostanti sulla loro superficie, rispecchiano la loro importanza per lo sviluppo della città di Milano.

Se solo i Navigli avessero il dono della parola, probabilmente ci racconterebbero aneddoti e curiosità che solo loro custodiscono: dalle sfumature dei marmi per il Duomo alle canzoni e filastrocche intonate sul Barchett de Boffalora.

Chissà cosa racconterebbero invece del nostro periodo? Sicuramente che ogni ultima domenica del mese Il Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande di Milano con circa 400 bancarelle anima le loro sponde!

Spero di avervi coinvolto alla scoperta dei Navigli di Milano e del Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande.

Raccontatemi se ci siete mai stati e la vostra esperienza!

Valentina

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